SMASHED di James Ponsoldt (2012) Ci vuole fegato

Ciao, mi chiamo Aldo Magro e sono un alcolista. No, scherzo, in realtà non mi chiamo Aldo Magro tuttavia sono un alcolista in via di guarigione. O forse questo è solo un modo carino di vedere la cosa, per evitare di essere troppo melodrammatici. Da molti anni ormai le mie esperienze esistenziali han visto la partecipazione dell’elemento alcolico; ti dico di più, una buona parte dei post che forse hai letto qui sono nati in non sobrietà. Dirai, si vede, sono scritti malissimo. In realtà poi li ho risistemati. Ho scritto pochissime cose da sobrio e quelle poche che ho scritto son risultate quelle davvero valide. Non c’è sicuramente da stupirsi. Ormai so che qualsiasi idea possa sembrare brillante in fase alcolica in realtà è una cattiva idea. In quel momento ti sembra la cosa giusta da fare, ti sembra il meglio del meglio. Ma non è così e te ne accorgi il giorno dopo, se te lo ricordi. Come detto, bevo da molti anni. La cosa non è indolore. Il mio fegato si è ingrossato, è diventato il bullo obeso che se la prende con i vicini di organo. Dentro, nel suo intimo, il fegato è però un organo timido, così timido che ti dice di stare male quando ormai è quasi irrecuperabile; ma ad ogni modo i vicini di casa il suo peso lo sentono e un bel po’ volte mi è capitato di capire che volessero sfrattarlo. Se anche a te succede, allora mi capirai. Ogni tanto è sbucato qualcuno che ha cercato di darmi una mano ma è alla fine uno sforzo inutile: solo io posso aiutarmi. Devo solo capire quando iniziare a farlo. Fino ad ora, come ogni buon alcolista, mi è capitato di finire nei guai un bel po’ di volte. Ti risparmio i dettagli, anche perché sono vicende tristi e sconfortanti. E ti risparmio soprattutto le varie questioni legate all’universo affettivo. Già, quelle sono alla fine le argomentazioni più problematiche. Non ti nascondo che più volte ho pensato di continuare per questa strada; il mio ultimo compleanno l’ho trascorso in compagnia del freddo, dell'oscurità e delle bottiglie. È l’intimità di chi si vergogna a danneggiarsi. Difficile cercare di spiegare come sono messe le cose a chi non ha mai avuto problemi con l’alcol. Anche perché alla fine il problema non è l’alcol ma chi lo sceglie. Conosci Marco Furio Bibàculo? Cognome discutibile lo so. Bibaculo nato a Cremona, intorno al 103 innanzi a Cristo. Bibaculo è più che altro conosciuto per via del fatto di esser stato uno dei più stretti amici di Valerio Catone. Ma è anche conosciuto per i suoi problemi con l’alcol. Plinio il Vecchio ci aveva fin troppo ricamato sopra sull’alcolismo di Bibaculo. Bibaculo, l’alcolizzato: Bibaculus, bibax. Una volta che ti beccano ubriaco tu rimarrai per sempre l’ubriacone. Inaffidabile, fastidioso, da lasciar perdere. Ed è giusto così, diffidare dell'eventuale atteggiamento vittimista dell’alcolizzato. Sei un problema per te stesso e per gli altri, c’è poco da discutere.
Come detto, difficile spiegare ai profani gli aspetti tortuosi insiti nel bere. Ubriacarsi non è bello, lo so. A me non piace. Ne farei volentieri a meno. Ma purtroppo accade. Accade inizialmente per delle ragioni ma poi, con il tempo, le ragioni non esistono più e resta solo il bere. Il tuo miglior amico. Tipo ora che ti scrivo pensando che tu esista per davvero. Or bene in seno al bere ecco che il cinema ha più volte raccontato gli alcolizzati. I più recenti felici risultati? Be’ direi Everything must go, Flight, la serie tv Flaked e poi questo Smashed. Quindi che ne dici? Commentiamo brevemente questo film? Per addentrarci al meglio partiamo da un presupposto, partiamo dall’ottica dell’alcolista: bisogna diffidare dei sobri. Le persone sobrie, o meglio, quelle che non bevono a prescindere e che tastano lo scibile appesantiti dalla rettitudine. What's Wrong, potrebbe intonare Matt Elliott. Quando bevi due cose causano molta noia, lo scoprire ad un certo punto che la scorta d'alcol è finita e il ritrovarsi a bere in un contesto ove tu sei l'unico che beve. Che beve veramente. In questo secondo caso ci si sente un pochetto soli e un pochetto infelici, tutti ti guardano come se fossi una piccola ed inutile merda e magari ti imbatti pure nella pubblicità della Moretti con Orso Maria che ti dice di unirti a loro. Dai, unisciti a noi! Al momento d'entrare dentro la tv non mi è ancora dato. Ma chissà, forse un giorno. Bere è anche una faccenda complicata ma te ne accorgi solo il giorno dopo, quando pensi con pungolata convinzione che “È ora di dire basta”. Non tanto per i postumi, che ad un certo punto smettono anche di essere incisivi se non di esistere, quanto per una questione sociale. Ossia il tuo sociale, cioè il tuo cervello, le tue budella, il tuo fegato, il tuo sangue, le tue piastrine. Pensi che ti stai buttando via, ma questo pensiero non è così importante. Il pensiero più marcescente è l'idea di aver ancora una volta raschiato il fondo e di esserti ancora una volta allontanato da una tua agiografia. Sai di aver smarrito per l'ennesima volta la dignità per te stesso ed il tuo soccombere ad un fuori che già ti dà la nausea ed in più ora odi ridacchiare quel fuori per i fatti suoi. Il mondo va avanti, tu no.
La tua autonomia è pressoché ininfluente e il modello di Nabokov, l'autocrearsi, è in lieve distorsione: ora è l'autodistruggersi. Il restare in balia degli eventi e dei venti, perché come dice il Cavaliere Bianco ad Alice: “Qui il vento è molto forte. Forte come la zuppa”. Le cose per non volare via devono stare all'insù e non all'ingiù. E chi sta solitamente all'ingiù? Chi ha bevuto troppo. Smashed racconta la storia di persone che bevono troppo, di una persona in particolare: una maestra (Mary Elizabeth Winstead, che di recente forse hai adocchiato in BrainDead o magari in 10 Cloverfield Lane. E tra l’altro oggi è il suo compleanno: auguri Mary. Segue occhiolino.). Una maestra alcolica che avrei visto bene accanto al professore di Half Nelson. Per sua fortuna la maestra non se la passa male, vive in una bella casetta assieme al fidanzato anche lui spongebob-bevitore (Aaron Paul), ha un lavoro, una macchina, una bicicletta. Beve sì ma almeno ha un tetto sulla testa. Purtroppo per lei la cattiva gestione dell'alcol rischia di mandare a rotoli la sua vita. Fin qui il film potrebbe sembrare il solito bla bla bla sul fatto che bere fa male, che l'alcolismo è il male, che la vita è bella, rispetta la vita. Invece, per fortuna dello spettatore il film in qualche modo spiazza un pochetto nel mostrare come il seguire la retta via può essere ben più doloroso. Certo, questo perché si arriva faccia a faccia con la dura realtà senza il filtro alcolico ma anche perché in fin dei conti (quante volte scrivo “in fin dei conti”?) il decadere sovente è meglio che decagare, ossia (vale a dire) anticipo il carico di feci che tanto prima o poi arriva. Ecco perché inquietano un po’ le persone che non bevono. Diffidare dei sobri, sempre. Chi lo diceva? Non ricordo.

Certo, diffidare anche degli alcolisti ma alla fine un alcolista già te lo dice subito di diffidare di lui. Non ti addobba addosso il bel vestitino della prima comunione. Lo capisci subito che di lui non puoi fidarti, già dall'alito. Non ti sta ingannando. Il problema del film è che forse poteva approfondire un filino meglio. I personaggi secondari rimangono troppo secondari (Octavia Spencer è sprecatissima). Sì, mi par di aver capito che c'era il budget da rispettare però... Mary Elizabeth Winstead è brava, non esagera. Ok. Aaron Paul rimane un pochetto all'angolo, sarebbe stato un bene conoscere meglio il suo personaggio. Ok, lo stesso. Resta però nell'aria non tanto un effluvio alcolico poco gustoso quanto direttamente l'idea di una birra analcolica. Dio, come si fa a bere la birra analcolica? Con questo non dico che il film non mi sia piaciuto. Mi è piaciuto, mi ha anche fatto venir voglia di una birra ed ha il pregio di non aver pontificato sulla questione alcolica e di aver anzi suggerito l'inganno della sobrietà. Or dunque, nei suoi limiti una certa originalità lo salva. Lo salva rendendolo anche accettabilmente amaro… Un amaro un filino corposo. In conclusione non è sicuramente il miglior film sull’argomento. Everything must go, citato poco sopra, rende meglio l’idea del non stare benissimo. Tuttavia nel suo complesso Smashed preserva ben donde una onestà di fondo. Senza, grazie al cielo, stare a far il pippone paternale. Bere fa male. Lo sappiamo. Smashed, ce lo dice. Ma ci dice anche che chi non beve forse è anche messo peggio.

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