LOGAN di James Mangold (2017) Papà, lascia, ci penso io

Quello di Logan è un disturbo psicotico indotto? Me  lo son chiesto ed ho cercato di darmi una risposta mentre mangiavo un dorayaki. Osserviamo amici colleghi il criterio diagnostico. James Logan Howlett soffre di deliri e allucinazioni? Be’, sì. I sintomi si sono sviluppati altresì per via del suo DNA mutato ma con maggior spigolosità a seguito della somministrazione dell’adamantio. I sintomi nella loro integrità sono or dunque maturati a seguito dell’esposizione di un “farmaco”? Be, un po’ sì. Il disturbo psicotico di Logan si verifica anche al di là di un delirium (vedi Hulk)? Be’, sì. Il disturbo causa una minuta compromissione nell’ambito sociale? Be’, sì. Cotale diagnosi (coadiuvata oltre che dal mio delirio anche dal noto DSM 5 del quale da ora indicherò le pagine) ci porta or dunque a credere che Logan soffra di un disturbo indotto da sostanza. Per chiarirlo più a fondo dovrem avvalerci di un marker diagnostico; ossia una serie di esami atti a centrare con precisione la patologia. In questo caso abbiamo il film. Vediamo allora il marker diagnostico di Logan: avvelenato dall’adamantio e quindi in assenza del fattore rigenerante, il nostro Logan non solo non è più in grado di rigenerarsi come si deve (come ai tempi che furono), e quindi non è più indistruttibile. Non solo: è anche un alcolizzato di quelli tosti; pronto pure a spararsi in testa ala prima buona occasione. In più, aspetto non trascurabile, Logan sta invecchiando, “le fasce di età più anziane hanno una prevalenza del disturbo più alta [pag. 135]”. Logan e orsù il soggetto perfetto per una bella dose di siero mutante e per un lucidata alla sua struttura corporea. E qui siamo nel territorio del disturbo psicotico dovuto ad un’altra condizione medica. Arriviamoci con calma. Guardiamo ad una connotazione chiave: la comorbilità. La comorbilità non è altro che l’accostamento di due patologie. Cosa associare al disturbo psicotico di Logan? Il fatto che lui sia pressoché un animale, senza controllo. Vuoi analizzare con me questo aspetto? Se sì prosegui nella lettura; altrimenti prosegui ugualmente nella lettura. 
Logan è in fin dei conti un uomo depresso e i disturbi depressivi “includono il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente [pag. 179]”. Peculiarità dei disturbi depressivi sono la “presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo [pag. 179]”. Possiamo azzardare a dire che l'arrugginito Logan è come l’amato e indimenticabile Rust Cohle? Di True Detective? Con le dovute differenze tra i due soggetti certo. Anche Logan patisce la distimia, ossia un disturbo depressivo persistente. Rust aveva dalla sua le Lone Star e la filosofia; Logan respira cruda e nuda rabbia. Guardiamo or dunque ai criteri diagnostici per spuntare felici le opzioni che avvalorino la teoria che Logan soffre di disturbo da disregolazione dell’umore dirompente. Ecco qui tra le mie manine il criterio che fa per noi: gravi e ricorrenti scoppi di collera che “sono grossolanamente sproporzionati nell’intensità o nella durata alla situazione o alla provocazione [pag. 180]” (e qui, noteremo, che peggio fa solo l’altro personaggio incazzato del film). Vi sono ora altri 10 criteri diagnostici ma è il decimo che può far giustamente pensare che sto a sparà cazzate. Parlo cioè del criterio diagnostico K: “I sintomi non son attribuiti agi effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra [pag.181]”. Condizione medica o neurologica. Ma è qui che io voglio invece ficcarci di peso la comorbilità, l’associazione di due patologie. Quindi ci faccio cozzare due criteri diagnostici: la collera e un disturbo associato ad un trattamento esterno, vale a dire il disturbo psicotico indotto da sostanze. Nonché un disturbo dovuto ad un’altra condizione medica, Ma non incasiniamoci troppo, se no Logan si inalbera e tira fuori gli artigli con la facilità con la quale io rabboccherei bicchieri di birra scura.
Come malamente sto provando a blaterare, il disturbo da disgregazione dell’umore dirompente è una “cronica, grave e persistente irritabilità [pag.181]”; irritabilità che vede in essere frustrazione dispiegata a sbalzi nel tempo e una irritabilità più audace, cronica. Una irritabilità che in ambiente fanciullesco viene catalogata come Criterio D. Un aspetto (tra i tanti) che mi affascinano in Logan sono non il convivere con la paura (una risposta emotiva) ma con l’ansia. L’ansia è “l’anticipazione di una minaccia futura [pag. 217]”. E qui entra in gioco Xavier (tenero padre-nonno nel film). L’ansia, si è detto, è risultante dalla paura e il suo flusso naturale è , l’attacco di panico. Charles Xavier ha degli “attacchi di panico” micidiali, coinvolgono tutti e sono dannosi per tutti. Per questo il figlio adottivo Logan lo protegge tenendolo chiuso in un enorme guscio in quella  desolata fonderia.  Allegoricamente - cioè io la metto in questi termini, poi vedi tu – “Periodi di aumentata ansia di separazione dalle figure di attaccamento sono parte del normale sviluppo e possono indicare la creazione di relazioni di attaccamento [pag. 221]”. Ed eccola qui la parolina magica: relazione, attaccamento. Al riparo dal mondo esterno, vuoi per i raggi solari, vuoi per il panico, vuoi perché il mondo ormai fa schifo. Tutti vivono gli attacchi involontari di Xavier ma solo Logan con la rabbia (e una dolce punturina) può porvi rimedio. Riassumendo, abbiamo l'ansia generalizzata di Xavier, l’agorafobia di Laura e la fobia sociale di Logan. Quando questi tre mondi si incontrano è il caos; è il caos per gli altri però, non per loro. Loro si proteggono (molto bello l’abbraccio di difesa di Laura su Xavier), loro si vogliono isolare ed andare oltre, un luogo a nord che forse non esiste, un rifugio. Oltre l’America, oltre il Messico, oltre il mondo sociale. Fuggire oltre il confine a rischio della vita (quanto è attuale?). Tutti insieme si muovono con le proprie armi. L’ironia e la bontà di Xavier, l’animalità di Logan e il mutismo di Laura. Mutismo selettivo, anche questo è quello che in buona parte viene descritto come disturbo. Ugualmente io da bambino non parlavo molto, ma non perché fossi timido, solo mi sembrava così inutile. Era inutile parlare con gli altri, gli adulti. Perché mai lo si dovrebbe fare? Una prognosi per il mutismo è il nevroticismo, detta anche affettività negativa. Solo che in tal caso, il mutismo di Laura non è una difficoltà ma una potenzialità. Si può tuttavia essere d’accordo sulla comorbilità, su due patologie associate al mutismo: “il disturbo d’ansia sociale” e il “disturbo d’ansia di separazione [pag. 226]”. Quindi, ancora, quello di cui si parlava prima.

Così come si parlava di alcol giacché il nostro Logan non solo vive un disturbo indotto, un disturbo da disregolazione dell’umore, un disturbo depressivo persistente ma è anche – bontà sua – un alcolizzato. Il suo craving è senza speranza (e craving traducilo come “desiderio della sostanza”). Come discolparlo? Non sono decisamente io la persona giusta per parlarne, anche perché si sa che l’alcolismo è legato ad un bisogno profondissimo. Come mi è stato detto una volta – in una sala riunioni con dentro due lavandini perfettamente funzionanti – l’alcolismo è un filo interrotto tra due punti ove (come in tutte le cose che fino ad ora hai letto qui) trovano uno spettro di fuoco l'abbandono, la perdita. E nell’abbandono alcuni cercano un sedativo; e l’alcol è un sedativo. Un ipnotico che può portare ad un disturbo antisociale e bipolare. Insomma, l’alcol rientra nella categoria medica di disturbo: un disturbo segnalato da un raggruppamento (cluster) di sintomi uno meno gradevole dell’altro. Dall’astinenza al desiderio (craving) per colmarlo. Ciò che non si colma ma si sbriciola è il “tratto gastrointestinale, il sistema cardiovascolare e il sistema nervoso centrale e periferico [pag. 576-577]”. E ci si mette pure la genetica. Un buon 40-60% di rischio di diventare alcolisti è genetico. Il tuo vecchio trisnonno era una alcolizzato? Fa attenzione perché potrebbe diventarlo pure tuo figlio. Facendo una sommaria nota di codifica su Logan ed il suo consumo di alcol, il suo codice è F10.229 [pag. 582]. Per capirci, se bevi un bicchiere la tua concentrazione di alcol nel sangue può arrivare a 20 mg/dL. Quando i bicchieri diventano bottiglie puoi arrivare a 200-300 mg/dL e se non sei abituato a bere (espressione di per sé paradossale) e se ti butta bene, ti addormenti. Se arrivi poi a 300-400 mg/dL come accade a Logan (e credo sia successo pure a me) rischi il respiro inebito. Ossia rischi di schiattare. Non è bello. Meglio restare a quel primo bicchiere. Lo bevi, ti fai un paio di risate sull'inutilità del giuoco del calcio e di questo post e attendi un’oretta, giacché “il livello di alcol nel sangue diminuisce generalmente a un tasso di 15-20 mg/dL per ora [pag. 583]”. Non ti rovini la serata, non la rovini agli altri, non combini casini e non vai a dormire in giardino nella cuccia del cane. Ecco quindi Logan e il mio modo orrendo di parlarne. Un on the road western con annesso rapporto padre-figlia. Ma mica un rapporto tra due creature qualsiasi. No, qui c’è un personaggio fantastico e letale. Non il vecchio e claudicante Logan ma la piccola Laura. Una che se le gira bene ti stacca la testa e che se le gira male ti si avventa senza sosta. Che tu sia già morto poco importa. No, non ci sono le belle famiglie della pubblicità anche se… Ad un certo punto qualcosa c’è ed è assai bello il modo in cui massacro e distruzione vanno a colpire la quotidianità perché giustamente come dice Logan “Questa è la vita vera, non sono fumetti. Certo, ogni tanto mi sbucano ‘ste lame dalle mani però...”.   

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