STAR WARS: EPISODIO VII – IL RISVEGLIO DELLA FORZA di J.J. Abrams (2015) L’altra metà della galassia


“C’è qualcuno mascherato là sopra”, girava questa voce tra le ottenni sedute davanti a me. Guardavano in alto, sugli spalti alla ricerca delle persone vestite come i protagonisti di Star Wars. Nel mentre un numero interessante di persone – per essere pomeriggio – continuavano ad entrare. E chissà se ad ognuno di loro, così come è successo a me, l’uomo che stacca i biglietti ha detto “Che la forza sia con te”. Eh, un bel modo per entrare in sala ed infatti sono entrato sorridendo e tutto giulivo nonostante il gravoso peso dell'esistenza. Sì, sì, stava per succedere. Quel luogo con poltroncine e quello schermo gigante stavano per tramutarsi in un fantastico viaggio nel tempo. Una vera e propria comunità. Uomini, donne e bambini che si intendono al volo anche solo nella scelta della felpa o della t-shirt. Mi sembrava di essere a casa, nel mio ambiente acquatico amniotico, tra i corridoi del Millennium Falcon. Il risveglio della Forza non era ancora iniziato che già mi piaceva. Intanto il suono odioso dei pacchi di patatine andava forte, per fortuna sento anche un’altra bambina dire alla sua amica che quel pacco di patatine “Lo apriamo al film”. E il film inizia e non ho poi fatto caso se l’abbiano aperto o no quell'accidente di pacco di patatine. Non ho sentito nulla perché alle prime note di John Williams è partito un applauso scrosciante e spontaneo. Applauso al quale mi sono unito anche io. Clap! Clap! Yeah! Huuu! Bei momenti. Nel corso del film abbiamo applaudito altre tre volte. L’ultimo applauso è stato consumato alla fine e gli applausi nel mezzo... Be’, non posso dire quando o cosa li abbiano scatenati per evitare spoiler ma è abbastanza immaginabile. Posso però, in questa non-recensione, dire che Star Wars: Il risveglio della Forza mantiene le promesse anche se, a onor del vero, nulla avrebbe potuto colmare in toto la grande attesa ma (merito di una seconda e meno spasmodica seconda visione) penso di poter dire che J.J. ha messo su un qualcosa di veramente riuscito. 
Bypassando- se così si può affermare - un’aspettativa ancora da metabolizzare fino in fondo e concentrandosi sul lato prettamente emotivo e nostalgico insito nei fan, ecco che la macchina da presa di J. J. Abrams, la penna di Lawrence Kasdan (L’impero colpisce ancora) e quella di Michael Arndt (Little Miss Sunshine) riescono a farsi strada nel cuoricino stellare. Lo fanno in modo giocoso – il film è pregno di rimandi ai vecchi episodi – e in modo anche nostalgico. E per alcuni aspetti in modo nuovo. A tal riguardo, coloro che erano allarmati dal passaggio del marchio Star Wars alla Disney qui vengono praticamente da subito tranquillizzati. Le prime immagini de Il risveglio della Forza fanno piuttosto diventare Il ritorno dello Jedi un film Disney. La cupezza de L’impero colpisce ancora qui si ripresenta, come una impronta, una traccia. Un ritorno alle origini che in aggiunta acquisisce ciò che è sempre mancato nella saga di Star Wars: il lato femminile. Questo settimo episodio è donna e Daisy Ridley è la scoperta più fica del film. Una scoperta che cresce sempre di più. Quindi Episodio VII è fichissimo? Mmm... Sì! Ora non voglio auto-destabilizzarmi ma, alla fine, è il cuore da fan che sta scrivendo. Ossia, quello che si emoziona con l’avvio della musichina di zio John Williams, quello che si emoziona per via di tutte quelle cose messe lì per farti sorridere, per farti pensare ai cari vecchi tempi. Non voglio dire che J.J. sia una sorta di mercante di rottami, nel senso di un buon regista che si è caricato sulle spalle un peso stellare e che ora sta cercando di rivendercelo pre-cotto. J.J. non mira a rimpiangere solo il tempo passato o, come direbbe, mia nonna, laudator temporis acti. Okay, prendo fiato. Sto correndo troppo, devo cercare di esser meno barocco del solito. Distanziandomi or dunque dall'occhio da fan si possono trovare ne Il risveglio della Forza alcuni difetti. Hai presente il prendere una cosa e riproporla facendola più grande? Ecco, questo è un difetto. Un meccanismo sul quale si ironizza nel film stesso. Sì, l’ironia abbonda ed è una cosa molto positiva. Solo che d'un tratto è come se fossimo per davvero in un eterno ritorno; come se fossimo in un remake, costruito da sequel e riformulato in forma di reboot. L’aspetto meno negativo o invasivo di questo meccanismo è il modo intelligente con il quale qui si gioca sul filo dei ricordi. Lo spettatore è portato ad identificarsi con Rey e Finn (nome molto alla Adventure Time tra l'altro), anzi, loro è come se diventassero lo spettatore, il fan della saga sfigato e brufoloso. Ad un certo punto infatti si ha come l’impressione di assistere ad una vicenda ove i giovani protagonisti che vediamo lì sul grande schermo, siamo noi spettatori. Rey e Finn siamo noi. Siamo noi che ci ritroviamo d’improvviso catapultati nel mondo di Guerre Stellari, sei tu cara spettatrice e caro spettatore che con cognizione di causa puoi dire qualcosa tipo “Io so tutto di attese” giacché è da qualcosa come 32 anni che vuoi sapere come continua la storia.
Finn, l’azzeccata pecchia – la piccola ape fuori dal gruppo – è il maschio fan e Rey, la strepitosa Rey, è la femmina fan. Quei due siamo noi e la nostra attesa è stata colmata e ci sguazziamo dentro, giochiamo, ci divertiamo e non vorremmo mai che la nave si fermasse. Vorremmo davvero anche noi fare la rotta di Kessel in meno di 12 parsec. Ma purtroppo J.J. dovrà abbandonare questo effetto fan. E in fondo è a questo che è amabilmente servito Il risveglio della Forza. Ci sarà molto da chiarire in seguito e, in tal guisa, tutti i protagonisti hanno molto da dire. E tutto ciò è positivo perché significa che son scritti bene. La storia nel suo complesso sta in piedi, pur avendo questa strana forma (e pur rischiando di inciampare in zona Il Signore degli Anelli per via di personaggi enormi che in Star Wars non ci azzeccano nulla). Il risveglio della Forza appare or dunque un nuovo inizio molto, molto promettente. Ed è anche un omaggio nonché un moto di rispetto per gli estimatori. Secondo il mio non richiesto parere J.J. ha centrato quanto meglio avrebbe potuto quello che Lucas con la nuova trilogia aveva mancato, giacché Lucas con quei nuovi episodi aveva pressoché ignorato i fan. J.J. rimedia a quella sorta di saluto mancato. Ma più il film prosegue (i primi 50 minuti sono strepitosi) più si palesa il fatto che la storia dovrà prendere altre strade. L’evidenza di quel marchio cupo, quell’impronta di sangue, che apre Episodio VII è in qualche modo un rinvio alle prossime puntate. Nel mentre Babbo Natale è esistito quel pomeriggio di quasi un anno fa, lì al cinema, quando ci ha portato un regalo grandioso! Detto questo, via agli spoiler e all'elevato tasso di nerditudine! Nonché al mio fastidioso modo di scrivere. Ecco allora il Training Rey, ossia: perché per me questo è un film fico.
Il risveglio della Forza ha diviso la Galassia e scartavetrato la qualsiasi di chi non l’ha visto, non è interessato, c’hò altro a cui pensare, andate al diavolo. A coloro che non vedono l’ora che sta roba di Star Wars finisca il prima possibile, voglio ricordare che per tutto l’anno personcine come me devono pipparsi notizie dal Vaticano, notizie sulla destra italiana, programmi con bambini che fanno cose, programmi con adulti che fanno cose, le radio che trasmettono musica di merda, individui inutili che sembrano per tutti gli altri esser invece dei geni indiscussi della comicità, della scrittura, della cucina. Per tutto l’anno, senza moti di arresto è un costante bombardamento di stronzate. Di Star Wars se ne parlerà invece ancora per un pochetto e poi ciccia. Inoltre che male c’è? Detesti Star Wars? Cambia canale, trovati un compagno per la vita, fatti una bella passeggiata nel bosco che è bello e fa bene alla cistifellea. Or bene, come detto, questo settimo capitolo è non da tantissimo sbarcato nel mondo e già si sono creati due schieramenti in seno agli stessi super fan della saga. In molti mi hanno chiesto una opinione (non è vero, non mi caga nessuno solitamente) e quindi mi son detto: perché non aggiungere altro al già sentito dire da tutto il mondo? Magari scrivendo un lunghissimo post che col cavolo che io lettore di passaggio ho tempo per mettermi a leggerlo? Piccolo appunto: io sono uno di quelli nati nell'anno di Guerre Stellari, quasi scontato che ne diventassi un estimatore. Non lo sono diventato grazie a papà che è arrivato in casa con la videocassetta di Guerre Stellari e quindi sono scevro di ricordi e di momenti da famiglia che farebbero invidia alla famiglia di Benedetta Parodi dove vai di tacchino e di bigliettini coi ti voglio bene e con adulti dai capelli lunghi che suonano alla chitarra le canzoni di Natale. No, sono diventato fan di Star Wars per mio conto: semplicemente cambiando canale e beccando Italia 1. Se non sbaglio persino su una tv in bianco e nero. Ero un bambino povero e avevo le scarpe bucate e i denti cariati. Ad ogni modo, non ci deve essere necessariamente qualcuno a farti scoprire le cose e il medesimo discorso vale anche per la musica, e qui penso a quelli che ti chiedono “Ma come fai a conoscere questo gruppo se tu all’epoca non eri ancora nato? Chi te li ha fatti conoscere?”.
Il mio amore per Guerre Stellari è nato così, in solitudine. Così come in solitudine sono andato a vedere La minaccia fantasma e in solitudine sono andato a vedere Il risveglio della Forza. Massima concentrazione per certi eventi. Chiusa parentesi biografica (davvero prolissa e fuori luogo). Or dunque il film ha diviso. A dirla tutta credo di aver letto più opinioni negative che positive. Tra i commenti negativi quello che trovo più fastidioso è “L’ennesima operazione commerciale”. Mi par ovvio che le cose le si facciano per ricavare introiti ma non è la sola ragione possibile immaginabile. Il cinema fondamentalmente è una forma d’arte (credo la settima in ordine di arrivo) e Guerre Stellari è un luogo di pura fantasia. Si può davvero pensare che le due cose assieme siano “l’ennesima operazione commerciale?”. J.J. Abrams è così povero e disperato da voler fare quanti più soldi possibile? Si costruiscono set, costumi, personaggi con l’unico scopo di fare dei quattrini? Ben vengano i soldi ma alla base c’è altro e ne Il risveglio della Forza questo si vede bene. O magari sono solo io che ci vedo tanto di buono in questo, nonostante il mio odio per la specie umana. Altro punto dolente: il film è una versione 2.0 de Una nuova speranza. Dopo averci ampiamente riflettuto, seduto sul gabinetto, sono arrivato alla conclusione che questa è una scelta a suo modo fica. Una scelta così apparentemente grossolana da essere folle. Un po’ come riprendere il vecchio Mad Max e fargli fare le stesse cose che faceva negli altri film ma in modo leggermente diverso. E se Lucas va oltre lo spirito originale tutti a lanciar mierda, e se Abrams riprende lo spirito originale tutti a lanciar mierda. Secondo il mio modestissimo parere, J.J. e i suoi simpatici amici sceneggiatori hanno fatto la scelta migliore. Il risveglio della Forza vuol farci salutare dignitosamente con la manina quel mondo che tanto ci è piaciuto. J.J. sta creando un distacco indolore e nel mezzo ci piazza dei nuovi eroi che sono amabilmente deboli, nevrotici, buffi. Il saluto alle vecchie glorie è insomma un altro colpo riuscito. Dico, ma quanto sono fantastiche le battute del tipo (cito a memoria) “Ringrazio il mio creatore” – pronunciata da un C-3PO con le braccia sollevate al cielo - e quanto sono così sapientemente incastrate le battute nei nuovi arrivati. Han: “Come pensi di riuscirci?”. Finn: “Mmm, be', usiamo la Forza!”. Han: “Ma non è così che funziona la Forza!!”.
Un Non è così che funziona la Forza molto gettonato da chi ha criticato aspramente il film. Be’, ecco che un altro dei punti dolenti per me si trasforma nell'ennesima trovata riuscita. Luke impiega tre film per imparare l’uso della Forza e Rey già dopo un’ora si dimostra auto-sapiente. Oddio ma come è possibile! Che incoerenza pazzesca! Che mostruosità! Gesù, ma davvero volevamo altri tre film per narrarci il training di Rey? Training Rey. Se già mi dici che ‘sto Risveglio di Stacippa è una brutta copia degli altri, vorresti davvero tutto il pippone addestramento stile Van Damme? Dù cojons. Grazie J.J. che ci togli questo e ci mostri invece qualcuno che la Forza se la trascina fuori da sola giacché chi fa da sé fa per tre (capitoli). J.J. con questo dà dimostrazione di saper maneggiare alla grande tutto il baraccone di Guerre Stellari. Non solo si dimostra capace nel gestire come si deve una creatura non sua ma è anche abile nel dare una sterzata e un cambio di direzione. J.J. sottrae, toglie e sporca. Il cattivone di turno è un ragazzino capriccioso e ancora incapace di frenare i suoi stati d’animo? Tanto meglio. Non è Darth Vader? Ma perché dovrebbe esserlo? Nel trailer abbiam visto Kylo Ren giurar vedetta davanti alla maschera collassata del compianto Vader. Sembra tutto maestoso. Poi vai a guardare il film e scopri che mentre ciò avviene Kylo è seduto e appare più che altro come un bambino brontolone che agita le gambette per quanto è scocciato. Ho adorato questa soluzione e Adam Driver mi sembra quanto mai azzeccato per il ruolo. Kylo Ren è un altro ottimo personaggio, il suo essere capriccioso, tormentato, nervoso sono caratteristiche in fin dei conti nuove per Star Wars. Sì, era così anche Anakin ma non in questo modo, i tormenti di Skywalker erano di altro genere. 
Altro punto dolente per i più: manca il respiro drammatico! Davvero? A me non sembra. Inoltre, a ben pensarci, Una nuova speranza non è che fosse questo drammone. Cerchi il pathos? Cerchi l’epico? Be’, queste sono cose che narrativamente sopraggiungono dopo e non in un episodio d’esordio ed espositivo. Inoltre, dai, ma quando Kylo Ren affonda la spada (sì, in quella scena lì) non ti è un pochetto salito il groppo in gola? Mi avrebbe sconvolto di meno sorprendere i miei copulare. Stiamo dicendo addio ad Han Solo. Io in quel momento mi sono accucciato sulla poltrona del cinema. No, Il risveglio della Forza non è un mero “giocattolo-prodigio” senza arte né parte. Capitolo VII ha invece molta arte e moltissima parte. C’è tanto in questo ritorno di Star Wars. Eppure quasi non lo si vede codesto tanto per via di una aspettativa che è montata di mese in mese. Infatti, ai fan delusi dico – dall'alto della mia idiozia ovviamente – di vedere il film una seconda volta. Io l’ho fatto (quando era uscito al cinema), una seconda visione non più invalidata dall'attesa. Svuotati dall'idealizzazione ci si potrebbe ritrovare davanti ad un film maledettamente riuscito. 
Anche i tuoi timori legati al marchio Disney potrebbero dissolversi. Oltretutto il fatto che sia Disney non è che significhi sterco di dinosauro, hai presenta la Pixar? Guerre Stellari è una favola non è un film di ultra-violenza. E comunque nei vecchi episodi si era mai visto uno stormtrooper macchiato di sangue? Quella impronta di sangue sul casco di Finn per me è un qualcosa di portentoso nel contesto Guerre Stellari. Il mondo di Guerre Stellari ha alimentato la nostra vita di bimbi, lo abbiamo osannato e l’abbiamo reso intoccabile persino a noi stessi nonché al suo creatore. Star Wars ormai fa parte di un immaginifico mondo ideale. E mentre siamo lì che giochiamo col nostro soldatino ecco che arriva J.J. e ti stampa uno schiaffone rosso sul casco. Questo è sangue amico, è ora di crescere. La nostra infanzia e la nostra adolescenza volano giù con Han Solo, nel baratro. È stato bello, ma doveva finire. E comunque grazie. Ti si inumidiscono gli occhi, la tua ragazza seduta accanto ti guarda e ti dice “Ma stai piangendo?” e tu “Cos? Ma no. E che mi è andata una bruschetta in un occhio”. Ma in realtà tu stai lanciando un urlo straziante tipo Chewbecca. Povero Chewbe. Non so tu ma io l’ho seguito con lo sguardo mentre scendeva dal Millennium Falcon e un po’ ci sono rimasto male che con Leia non si siano cagati di striscio, avrei voluto io abbracciare quell'ammasso di pelo. Ma alla fine ci sta pure quello. Nel senso che lì c’era una fine e un inizio e quel dovuto abbraccio tra Leia e Rey, il prima e l’adesso, parla da solo. Non potevano inserirci due super abbracci uno dietro l’altro (l’uno sarebbe andato a discapito dell’altro) né un abbraccione a tre che avrebbe fatto molto “E ora cantiamo una filastrocca!”. E anche qui J.J. ha saputo dosare al meglio, per poi…Per poi portarci sull'eremo di Luke. Luke Skywalker che quando finalmente si gira hai la strana sensazione di trovarti innanzi ad Anthony Hopkins. Ma invece è Mark Hamill. Il passaggio di testimone è compiuto. “Sciatto cinema action”, “un aggiornamento piegato alle mode del momento” ha scritto il quotidiano della Santa Sede, dimenticandosi che l’altro fantasy, quello con protagonista Gesù Cristo, non è che sia una perla di inventiva. Anche lì vengono ripresi archetipi e topoi vecchi come il mondo. J.J. ha rifatto Episodio IV ma con un’attenzione e con una intelligenza di tutto rispetto. A tal proposito qualcuno ha anche scritto che una donna e un nero come protagonisti fanno molto pari opportunità ma io trovo quest’ottica non dissimile da espressioni quali “razzismo al contrario”. Un nero che discrimina un bianco è “razzismo al contrario”, come se il razzismo sia (nell'assurdità di tutta la questione) una prerogativa bianca. Allo stesso modo una donna e un nero protagonisti appaiono politicamente corretti. A me invece appare una cosa normalissima che non dovrebbe destare stupore di sorta.

Finn e Rey sono due gran bei personaggi. Finn è molto fico, così urban style. Mentre Rey spacca i culi. E se ci si interroga del perché e del per come lei diventi subito brava a manovrare la Forza ci si dovrebbe anche porre la questione: ma nei film precedenti abbiamo mai visto una Jedi per avere un metro di paragone? Quale incongruenza dovrebbe esserci nel suo essere da subito forte nella Forza? Inoltre non sappiamo molto su di lei. Diamo tempo al tempo. Non riesco a trovare nelle varie critiche un che di solido in codeste questioni (non che io sia solidissimo tra l'altro). Eccezion fatta per il vero punto debole de Il risveglio della Forza, il supercattivone leader supremo Snoke. L’effettone speciale qui è abbastanza pacchiano ma in fondo giustificabile se si pensa che stiamo guardando un collegamento telefonico a distanza e che l’effetto finto può essere dato dal fatto che è finto anche il personaggio. Qualcuno ricorda come era il Palpatine del 1977? Non il massimo. Sulla scia di Andy Serkis ecco poi comparire la piratessa aliena Maz Kanata. Anche questo personaggio un pochetto stona ed è altresì curioso che l’unica attrice premio Oscar del film (Lupita Nyong’o) venga nascosta dietro il motion capture. Che dire poi del suo personaggio? Mmm. Anche il fattore spada laser, a lei legato, non è che sia l’idea migliore del mondo. D’improvviso la spada laser diventa una sorta di anello magico: la spada chiama un proprietario. Sul come la spada di Luke sia saltata fuori io soprassederei. Nel senso che stare a criticare codesto aspetto mi par esagerato. Ci sarà stato qualche buon cristo che l’avrà recuperata quella cazzo di spada no? Basti guardare la versione de L’Impero colpisce ancora dei Griffin per farsene un’idea. Suggestiva invece la discesa nel proprio sé fatta da Rey, lì nella bettola di Maz Kanata (a far attenzione pare si possono udire le voci di Yoda, di Luke e dei due Kenobi, Alec Guinness e Ewan McGregor. Forse si può udire anche un peto lanciato misteriosamente da qualcuno di costoro). Sì, ma questo viaggio introspettivo lo abbiamo già visto, è uguale a quello di Luke sul pianeta Dagobah… Bla, bla bla. È Star Wars! E per me è tornato ad essere molto fico. E siamo al primo episodio di una nuova trilogia. Sarebbe un filino scomposto il pretendere che tutto venga raccontato qui. Come detto, per i fan più accaniti, consiglio di andarlo a vedere una seconda volta con più calma e meno bollore. Giusto per notare lì lì le varie perle. Or bene, accomodiamoci accanto alla carcassa arrugginita di un AT-AT e godiamoci questo ritorno spettacolare, divertente, ponderato ed intelligente. Io già spero di non morire tra un episodio e l’altro. E a tal proposito, ti vorremmo sempre un bene spaziale Carrie. 

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